forgive me
Strofinando pezzi di legno si fa il fuoco e ci scaldiamo le mani ma non siamo pronti a spegnere gli incendi – non ho sputo e la secchezza delle fauci è tra gli effetti secondari – torno a casa e sfilandomi il maglione ne approfitto sfilo anche il sistema vascolare e lo metto ad essiccare tra le pagine del libro – sarà pronto quando avrà la consistenza del corallo – costruisco una panchina per sedermi ad aspettare lascio un foglio “torno presto” quando sento il bisogno di sgranchirmi un po’ le gambe oppure quello di pisciare ma c’è vento ma c’è pioggia il biglietto si potrebbe rovinare – tu, pazienta – nel momento in cui in partenza sincronizzano gli orologi e i nostri non lo sono mai stati – siamo stati sempre scombinati sarà questo che ci porta ad indossare io il cappotto tu le maniche a metà lo stesso giorno ma è anche grazie a questo fuso un po’ diverso che ci diamo quello che ci stiamo dando. Quanto. Sempre, quando. Molto, dove. Spesso, come. Tanto.
Per mesi abbiamo giocato a voltarci la schiena e girarci di scatto a vedere, è rimasto? è rimasta? Vedere se quell’impressione di avere le spalle coperte era vera – il mandato del mio arresto scatta con l’interruttore ma il reato non è stato consumato – è un’ipotesi ipertesa che si estende nel silenzio che si accende che mi mette mezza in ombra – se mi tocchi però sai che sono intera – vieni, siediti con me, ritorniamo là nel posto con i tavoli e gli scacchi.
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il calore di un rumore
ieri porco cane mi son riempita e risultato oggi sto una merda mi sono svegliata alle 14 con un mal di testa allucinante e i polsi pieni di timbri. io ero così lanciata nella serata al clebgiallo. e che cazzo no invece ho seguito il gregge e ci siamo spostati ad una serata happyteknocassadritta a cornaredo che porcoddio basta con quel cazzo di remix di pulp fiction. l’avemo sentito mille mila milioni di milardi di volte. milo pareva rinato. un piccolo bambino il giorno di natale. solo che invece di stare accanto all’albero di natale era lì sottocassa con le sue birre. una volta tornati a casa abbiamo trovato il delirio: Babette detta anche fintbull del cazzo ha mangiato le ciabatte del red e il suo telecomando. piccoli pezzi di plastica sparsi ovunque. le pile del telecomado completamente distrutte. ciabatte sbrindellate. basta mi sta esplodendo il cervello. cercando di rilassarmi perchè sono davvero avvelenata. fanculo a chi mi piena di complimenti solo per arruffianarsi. mi butto sul divano a guardarmi THE BLACK DONNELYS aka la mia nuova droga.
siamo e saremo sempre così. con le birrette. i pantaloni un po’ sporchi. la polvere sulle scarpe. seduti per terra. in piedi un po’ traballanti. con le cazzate da dire. con poche ore di sonno. con tanti km da macinare. con la tekno con l’hc e le feste. con ricordi offuscati e risvegli impiastricciati.
“NO, non mi limito alle percezioni sonore
riconosco anche il colore ed il calore di un rumore
un pasto un nome Dargen d’amico l’occhio vitreo
sappi che il resto l’assorbe la spugna del micro
E dal micro uscirà un silenzio infinito al posto di un grido
Tracceremo parole muovendo il dito vi avviso
Se le parole lecite ci terrorizzano ma le persone negano normalmente
frasi silenziose sentenziano dove verità tacciono nobilmente”
siccome milo è a dieta e non è terrone oggi per cena alle 7 del mattino s’è fatto un chilo di pasta all’amatriciana. siccome il gatto è simpatco e non ha fatto un patto col diavolo si arrampica sulla tenda e si tuffa a pesce sul mac di milo.
no io vi amo troppo.
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s.s.s.
carini proprio ieri i sud sound system al palasgnack di lampugnano magari non sono esattamente il mio genere ma un po’ di musica salentina fa sempre strabene a lu core meu tanto più se non vedo il salento da ben tre settimane. è settembre l’autunno chiama. e voglia di bordello risponde. stanotte s’è fatto le crepes e c’ho spolverizzato sopra l’aroma alla vanillina pensando che fosse zucchero a velo .. sembrava di mangiare crepes all’md.
- ci sono stati d’animo passati che ricordi con la stessa stretta allo stomaco che ti ha presa nel momento stesso in cui li hai provati e ce ne sono altri di cui conosci a memoria ogni particolare, a parole sapresti descriverli alla perfezione ma nonostante ciò quando li ricordi non senti assolutamente niente. nulla di nulla. vuoto. indifferenza. come se li conoscessi solo per sentito dire, qualcosa che può capitare sì ma non a te tu non ne hai idea. è troppo presto per lasciar andare certe sensazioni non mi sento pronta. non me l’aspettavo eppure è proprio una parte di quello che mi sta succedendo in questo momento.

ho ritrovato questa foto mi piace troppo è di gennaio scorso credo un fine serata in ripiglio a casa della denise aka bruttasvergognata. da sinistra mauro + milomonamour + io ancora coi capelli lisci.
partenòpia vs. salento vs. bestiolina ibrida zingara.
bei tempi.
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si fermasse.
Senti il peso troppo forte e tu sei piccola non ce la puoi fare. Non ce la puoi fare. Per lo più scazzi. Scazzi su scazzi. Fare un tot di scelte sbagliate fà parte del ciclo autodistruttivo della vita. Far si che ogni scelta sia quella sbagliata è autodistruzione. Sono due cose completamente diverse. Per lo più scazzi. Tornare indietro e cercare di salvarsi. Ma anche. Andare avanti con questo rituale pseudo-distruttivo. La felicità in fondo è del tutto relativa. Se sei un maniaco depressivo affetto da sindrome di autolesionismo acuto allora il tuo rituale pseudo-mistico-distruttivo è la cosa più bella che possa capitarti. Puoi strafogarti di qualunque puttanata chimica sotto forma di cibo e sniffare dal posacenere quel che resta della tue sigarette in quanto questo fà parte del tuo rituale cazzo-in-culo-mistico-distruttivo. Puoi mandare affanculo Dio la Madonna i Santi tua madre il tuo ragazzo il mondo. Fà tutto parte del tuo rituale sacroprofano pro-castrazione del cervello distruttivo. Chi cazzo se ne frega dell’amore. Quindi è così che ci si sente quando ti aspirano le budella. Priva di qualunque difesa t’inchini implorando pietà, perpiacere, risparmiatemi. L’egoismo tutt’intorno s’amplifica fino a schacciarti. Una liposuzione dell’anima. Mentre pensi a salvarti non ti accorgi che in fondo sei già morta in quell’istante. Quando tu ti sei fermata mentre il mondo andava avanti. Un involucro vuoto senza sogni ne futuro.
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ore sette del mattino:
-cosa stai facendo?
-ehm nulla
-ti ho visto! cosa stai facendo!
-..son fatti male non si possono accoppiare..
invece si cazzo!
indapic: regalo della susi.
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E poi di nuovo la stanza 4×2. Le pareti nicotina. Il Samsung Lcd 17×19 come il mio. Lo stereo. Diana rosse. Estathè. L’Insonnia. La scatola parlante. Il coniglio sclero. Il gatto sul case. Il caldo. Cazzo che caldo. La noia. Il non fare. La sedia ergonomica. Le urla stonate. Il telefono muto. Il tuo nome tra le urla. Cosacazzomenefrega. Il livido. Cazzo che male.
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begin began begun
sono una luna io sono la luna nessuna nuvola può nascondermi i tuoi occhi mi vedranno sempre presente sono una luna sono la luna guardami brillare sempre presente non c’è nuvola nei miei meravigliosi giorni Alice perduta Le stelle cadono e muoiono muoiono muoiono io sono la luna. Fragile lasciarsi cadere volando perfettamente parallela all’asfalto ho visto le tue braccia accogliermi dolcissime. Risorgono emozion violano un’intimità privata tanto difesa radono al suolo castelli di vetro fottutamente fragili indosso armature impenetrabili. Il patibolo bambole appese lacrime sterili respiri stroncati allucinazioni mistiche senza salvezza. All’ emporio cinese vendono ketamina cinese in scatole cinesi con etichette cinesi perfettamente sigillate. Penso alle palline cinesi come ad allucinogeni blu per signore in menopausa. Penso alle palline perfettamente allineate nella gola. Ketamina e palline blu. Bambole appese e signore in menopausa. Penso vorrei non avere occhi da aprire. Perchè quando tutto il mio nonmenefregauncazzo va a puttane penso che se solo chiudo gli occhi tu arrivi ed è tutto splendido e allora li chiudo e tu arrivi. Cullarmi tra la seta. Sono così vulnerabile. Impatto devastante. Morte celebrale. Bambola in frantumi. Non farmi cadere. Maneggiami con cura. Non farmi cadere. La bambola splendida.
Il paese delle meraviglie. Alice + sovrano. [ Traparentesi. ]
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opzioni forward
Non sente la faccia. Come se la pelle fosse diventata spessa e insensibile se non per quel punto preciso in cui un follicolo si è irritato ed è un nodulo sul punto di suppurare, e la pelle è effettivamente spessa e insensibile, anche dove è sottile e si sta spaccando e rivela il reticolo delle sue trascuratezze. La pelle è una prigione che si indossa e non si toglie, dice, penso che il mio stomaco sia troppo grande, sempre, mi piace la forma del mio sedere, mai, penso che la grandezza del mio stomaco sia proprio giusta, mai, penso piuttosto che la grandezza del mio stomaco sia completamente sbagliata ma non mi spavento quando i miei sentimenti sono troppo forti, sono gli altri a spaventarsi e vorrei essere più giovane solo per fare le cose da capo e forse farle allo stesso modo e non commettere gli stessi errori o commetterli meglio, non è in fondo ciò che sta stai sto stiamo stanno state facendo – Non sente la fame. Solo la possibilità di riempire e svuotare, di mantenere vuoto, la capacità di essere o non essere disciplinata, la vita fuori dal finestrino che scorre senza controllo, la cena fuori dai denti che schizza, la tensione che gonfia la gola e il collo. Ha un appetito normale? Vero? Falso. Non c’è niente di normale nell’appetito, negli appetiti, nei desideri. Non c’è niente di buono, non c’è niente di male, non c’è niente di giusto, non c’è niente di sbagliato ho perso il gusto e ogni cosa ha lo stesso sapore dell’altra, se sarà brava tutto andrà bene o andrà male ma allora sarà per niente importante – Le braccia dell’arreso tese in alto c’è la mano cogli il guanto della sfida o la mano che si tende? E alla fine è tutto scritto e l’amore è divisione di dolore sottrazione di speranza addizione involontaria di due corpi disperati il risultato poi un errore cicatrici sulle braccia. Ho fatto una fata di resina sintetica ci sono solo le ali per adesso.
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angels
ma sto blog abbandonato. un po’ tipo il mio cervello. va per i fatti suoi. non riesco a studiare passo tutto il giorno a far niente a giocare con le paste modellabili aspettando che lui torni da lavoro.
c’è una cosa. quando le hanno fatto il funerale mi veniva da svenire empatizzavo troppo con la claustrofobia che avrà dovuto provare a stare chiusa lì dentro mi mancava l’aria stavo male per lei. ora ditemi come fate. ditemi come cazzo fate a parlare di angeli ad andare al cimitero a portarle un fiore gli ovetti di cioccolato un peluche a forma di coniglio pensando che lei sia in cielo che sorride e che sta bene e non lì sotto i vostri piedi dove state camminando ma come fate a non ricordarvela ha tipo speso del tempo parlando con voi muoveva le mani gli occhi i capelli cose così. non ci pensate che sta là sotto chiusa chiusa chiusa piombata nessuno si preoccupa di farle un buchino per respirare perchè non ne ha più bisogno un’amica un’amica come ce ne sono ancora tante che rideva e parlava e aveva robe quotidiane e l’università e cos’è lei adesso. un mai più niente. va bene pensiamo agli angeli che sorridono e proteggono ma io non ce la faccio troppo.
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crea
Sono trasparente, un nessuno vestito o svestita di niente – che importa? Mi si vede attraverso, son morta e cammino senza soffio, mani fredde, pelle verde. Cosa faccio, lo rifaccio?
Sto bene, sto sempre bene. Sono la spalla gioviale. La comparsa sfuocata sul fondo che ride di gola. Cristallizzata di sale. Un minipunto nel mondo. è così che ci si sente quando ti aspirano le budella.
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